Il guado, i cocci, i vimini e le tele di Anghiari

Il colore del guado

Prodotto un tempo estremamente apprezzato e per questo esportato, il guado era un colorante estratto da una pianta coltivata in tutta la Valtiberina, che conferiva alle stoffe la colorazione dell'indaco.

Il successo di questa tintura era dovuto soprattutto al fatto che essa veniva ricavata dalle foglie di una piccola pianta che, seminata in primavera, dava anche cinque raccolti all'anno. La macinatura delle foglie avveniva nei frantoi e la pasta che se ne ricavava veniva lasciata riposare per qualche giorno per poi essere essiccata in forma di pani. Come un sapone, il guado veniva disciolto nell'acqua bollente. Purtroppo l'avvento dei coloranti chimici fece dimenticare a lungo questo tipo di produzione, anche se ultimamente c'è un graduale ritorno d'interesse verso questo colorante naturale, specialmente in produzioni di tele e tessuti artigianali di qualità della locale azienda Busatti.
 
 
I vasai d'Anghiari 
Molte famiglie ad Anghiari conservano ancora pignatte, tegami e scaldini (nei tre diversi tipi: la vecchia, la florentina ed il costolato) frutto di una tradizione di vasai ormai estinta. La tipicità di questa produzione era nel caratteristico colore, ottenuto dalla macinatura di sassi neri, ovvero noduli di manganese ricchi di metallo che affiorano abbondantemente nel territorio.  Alla cottura dei manufatti in argilla seguiva la colorazione tramite vernici a base di acqua e manganese, dalla cui percentuale dipendevano le tinte rosse o nere che contraddistinguevano questa produzione sviluppatasi ad Anghiari intorno al XVII secolo e protrattasi fino al XIX secolo, quando purtroppo si è estinta.  A testimonianza di un  rinato interesse per la ceramica, si evidenzia il notevole successo nel 2005 della mostra "I Cocci d'Anghiari" allestita nelle sale di Palazzo della Battaglia, dove oggi è ancora presente una sezione ad essi dedicata. 
 
 
Dalle rive del Tevere i cesti in vimini
Percorrendo la strada per Viaio, in direzione del Tevere, si noterà senz'altro una scuola di campagna situata lungo la strada in mezzo ai campi coltivati. Qui la famiglia Luzzi continua dal 1873 una tradizione secolare provvedendo alla lavorazione dei vimini raccolti lungo il fiume, realizzando una produzione di oggetti destinati ad un mercato esteso ben oltre il paese di Anghiari.  Quando gli steli sono essiccati, inizia il lavoro di questi cestai, partendo dai costelli intrecciati che imbastiscono la base per procedere con la tessitura fino alla bordatura finale (l'orlo di cima). La raccolta del vimini avviene a febbraio, poi viene messo a bagno per circa due mesi e quindi sbucciato. Una volta essiccato, viene legato in attesa che le sapienti mani degli artigiani lo modellino, dando vita a bellissimi cesti.
 
 
Le tele di Anghiari
Fra le grandi tradizioni di Anghiari vi è indubbiamente la teleria. Sul finire del XVIII secolo qualcuno pensò di organizzare la produzione di stoffe e trine tessendo la lana delle pecore o la canapa coltivata vicino a casa. La tradizione tessile dei Busatti prende il via con la figura di Livio che, all'inizio del secolo scorso, iniziò a distribuire il lavoro a domicilio affidando alle massaie nelle campagne la produzione di tessuti. Egli impiantò un piccolo laboratorio ed una prima rete commerciale che avrebbe portato, a distanza di un secolo, il nome Busatti in oltre cinquanta punti vendita nel mondo.  Si scelse la strada del tessuto di qualità, fondato sull'uso esclusivo di fibre naturali come la canapa, il lino ed il cotone, puntando su di un prodotto ricercato attraverso disegni e colori ripresi dalla tradizione. Da qui nascono infatti le tovaglie con i decori ispirati ai festoni in terracotta di Andrea della Robbia o le splendide stoffe tinte con il guado, ricordo diretto dei meravigliosi colori utilizzati dal figlio più illustre di queste terre: il pittore Piero della Francesca.
E' così che gli oggetti d'uso più comune diventano, a tutti gli effetti, delle vere opere d'arte.