Il marrone di Caprese Michelangelo DOP

In tutta la Valtiberina e non solo il nome di Caprese Michelangelo è legato alle castagne. Per tutta la lunghezza del territorio, infatti, da Samprocino fino a Tramoscano, a mezza costa, i castagneti sovrastano la vallata come un grande festone. Una volta costituivano durante l'inverno la principale fonte di alimentazione: ogni famiglia aveva un appezzamento sul quale raccogliere le castagne. L'economia di Caprese era infatti fondata su una combinazione tra l'attività della coltivazione dei campi e lo sfruttamento del bosco, il quale veniva utilizzato, oltreché per le castagne, come pascolo per gli animali, per la legna da ardere o per la raccolta dei frutti del sottobosco (come i funghi). A sottolineare l'importanza del bosco nell'economia rurale del tempo è il fatto che alcuni paesi del territorio come Samprocino, Trecciano, Fragaiolo e Tramoscano sorgono proprio al limite tra l'area coltivata e l'inizio della foresta, di castagni in particolare.

 
Passeggiando tra i boschi dei castagni si notano poi delle antiche costruzioni in pietra, murate con terra e che risalgono addirittura al Medioevo: sono i seccatoi. In essi, un tempo, per circa un mese, vi venivano seccate le castagne: doveva esservi tenuto costantemente acceso un fuoco che facesse molto fumo ma senza le fiamme. Per questo, almeno due volte al giorno, all'alba e al tramonto, una persona della famiglia doveva salire fino al seccatoio; qualcuno vi trascorreva direttamente la notte, magari andando, nonostante il buio della foresta, a fare due chiacchiere nel seccatoio del vicino. Le castagne secche, molto più leggere da trasportare rispetto a quelle fresche (circa un terzo) venivano quindi portate a valle nei mulini ad acqua che sorgevano lungo la Singerna o i suoi affluenti per ricavarne farina. Da questa farina si otteneva quindi la polenta dolce di castagne, alimento principe delle tavole dei capresani del passato.
 
Molti non sanno che i castagni selvatici danno dei frutti, le castagne selvatiche appunto, che non sono particolarmente pregiati. Occorre infatti innestare le pianticelle. Sin da tempi lontani, nel territorio di Caprese esistono tre tipi di innesti: la “raggiolana”, ormai pressoché scomparsa, la “pistolese”, piccolissima ma molto dolce, ottima per farne farina, e il pregiatissimo "marrone", un'eccellenza di Caprese Michelangelo. A differenza delle altre varietà di marrone delle altre zone geografiche, quello di Caprese si presenta più piccolo e con delle striature più marcate e di colore intenso. Anche il sapore, però, è molto più intenso, tendente di più al dolce.
 
A testimonianza del suo pregio e della sua qualità nel 2009 il "marrone di Caprese Michelangelo" ha ottenuto la Denominazione di Origine Protetta (DOP) e la sua produzione è oggi regolata da un rigido disciplinare.


 

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