Eremo della Casella

L'Eremo della Casella non è facilissimo da raggiungere: si trova a 1300 metri di altezza sulla cima di un monte. Due sono le strade che vi conducono: una, percorribile solo a piedi o in mountain bike, parte dalla zona di Sovaggio, l'altra, sterrata ma comunque praticabile anche con l'auto, dal paese di Fragaiolo. Si tratta di un luogo “minimo”: un vasto prato erboso sulla cima della montagna, una grande croce di legno e la piccola e modesta chiesa con il romitorio. Lo sguardo spazia dal Casentino alla Valtiberina, dalla Romagna all'Umbria. Intorno solo il silenzio della foresta.

La tradizione narra che San Francesco, dopo aver ricevuto le Stimmate, lasciò la Verna per raggiungere Assisi il 30 Settembre 1224. L'itinerario che doveva seguire si snodava verso Monte Foresto e raggiungeva la località, sulla cima del monte, chiamata la Casella. Da quell'altezza S. Francesco, rivolto verso La Verna disse: "Addio, monte di Dio! Addio monte Alvernia! Restati in pace, che più non ci vedremo."

La prima traccia storica che si ha dell'Eremo porta la data del 30 Settembre 1228, giorno-anniversario della partenza del Santo. All'inizio fu costruita solo una piccola Cappella, che vide poi nascere anche un adiacente romitorio, il quale esisteva già nel 1522. La popolazione delle parrocchie vicine, per quanto il luogo disti a più di un'ora di cammino dagli abitati, ha sempre considerato La Casella come un vero e proprio santuario francescano, verso il quale, nel corso della storia, si è recata con pellegrinaggi e processioni. La ricorrenza annuale per la quale ci si ritrova nel grande prato dell'Eremo è il giorno della festa dei Santi Pietro e Paolo.

La piccola chiesa è sempre sopravvissuta alle vicende della storia e vari eremiti si avvicendano alla Casella ma, agli inizi degli anni Ottanta del Novecento, il complesso era in rovina. Le popolazioni dei tre comuni di Caprese, Chiusi e Chitignano, che proprio nella zona della Casella vedono incontrarsi i loro territori, devotissime al Santo, si adoperarono nuovamente per restituire alla chiesa ed al romitorio il giusto decoro, adattando quest'ultimo a rifugio per i pellegrini.

Tutti hanno diritto di entrarvi, di accendere il fuoco, di mangiarvi e di dormirvi. Nessuno può prendere possesso del luogo ma deve fare posto a chi vi voglia entrare, in puro spirito evangelico e francescano.