Piero e la sua CittÓ

Piero della Francesca nasce a Sansepolcro presumibilmente attorno al 1412/14. Pittore e matematico, è universalmente riconosciuto come uno dei principali esponenti del Rinascimento: Luca Pacioli, amico e concittadino del maestro che condivideva con lui la passione per la matematica, lo definì “il monarca della pittura”.
Un profondo rapporto lega Piero alla città natale tanto che l’artista sente spesso il bisogno di rappresentarla nelle sue opere: possiamo riconoscerne i campanili dalla caratteristica cuspide piramidale nel Battesimo di Cristo, nella Natività, nel S. Girolamo di Venezia, scorgerne il profilo inconfondibile nel Ritratto di Battista Sforza o ritrovarne lo scorcio di via Buia nel Riconoscimento della Vera Croce ad Arezzo.


Tra un soggiorno e l’altro presso le corti più importanti dell’epoca, amava ritornare sempre nel suo Borgo, dove aveva ristrutturato la casa paterna, e nelle rare occasioni in cui firmava un’opera non dimenticava di aggiungere al nome di battesimo quello del luogo d’origine, come se fosse un secondo casato: “de Burgo Sancti Sepulcri” o più semplicemente “de Burgo”. In età matura i suoi concittadini lo chiameranno a far parte di commissioni, a ricoprire incarichi pubblici, a presiedere importanti istituzioni come la Fraternita di San Bartolomeo: Piero non si sottrarrà mai ai suoi doveri, dimostrando un profondo senso di responsabilità e amore per la sua città, dove cesserà di vivere il 12 ottobre 1492.


Le opere conservate presso il Museo Civico di Sansepolcro e molte di quelle oggi ospitate nelle più grandi gallerie del mondo sono state dipinte da Piero della Francesca proprio a Sansepolcro.  Nella Pinacoteca, che allora era il Palazzo dei Conservatori, dove si riunivano i potenti della Città,  Piero affrescò la Resurrezione probabilmente intorno al 1460. Nel palazzo accanto, oggi Palazzo Pretorio, il San Ludovico mentre il San Giuliano proviene dalla ex Chiesa di Santa Chiara e ancora il Polittico della Misericordia fu realizzato nella ex Chiesa della Misericordia. Il profondo legame dell’artista con Sansepolcro è stato ricambiato soprattutto a partire dalla seconda guerra mondiale. E’ infatti rimbalzata in tutto il mondo anche recentemente la storia di Antony Clarke , il capitano inglese che disubbidì agli ordini per salvare Sansepolcro  dai bombardamenti alleati contro i tedeschi che aveva occupato la zona. Poco prima dei bombardamenti infatti sopraggiunse nell’ufficiale, grande amante dell’arte, il ricordo di un saggio di Aldous Huxley che descriveva l'incredibile potenza della Risurrezione definita dallo studioso del secolo scorso “la più grande pittura del mondo”.

 

Ogni volta che si nomina Piero della Francesca i borghesi ricordano l’ufficiale inglese e ricordano come il genio di Piero salvò la città grazie al soldato che sfidò la corte marziale pur di salvare dalla distruzione l’affresco più bello del mondo. L’amore che Piero aveva per la sua Città è quindi oggi un amore profondamente ricambiato. Ne sono evidente testimonianza anche lo Stemma e il Gonfalone di Sansepolcro, che presiede tutte le occasioni ufficiali, che nella loro composizione riportano la figura del Cristo Risorto nella stessa posa dell’affresco pierfrancescano.

 

 

Note biografiche Piero della Francesca
Piero della Francesca nacque a Borgo San Sepolcro intorno al 1415, primogenito di un mercante di pelli e di guado. Dopo aver frequentato la scuola di grammatica a Sansepolcro, iniziò il suo apprendistato presso il pittore Antonio d’Anghiari con il quale collaborò alla realizzazione di opere di vario genere: decorazione di ceri, stendardi e stemmi, gessatura di tavole da dipingere, pitture a fresco. La svolta alla sua formazione artistica fu data dall’incontro a Firenze, nel 1439, con Domenico Veneziano (era suo aiutante mentre dipingeva il coro di Sant’Egidio) e con la rivoluzione culturale umanistica incarnata da personaggi come Fra Angelico, Leon Battista Alberti, Filippo Brunelleschi.
 

Dopo il soggiorno fiorentino, di cui non conosciamo la durata, Piero lavorerà nelle principali città dell’Italia centrale: Ferrara, Roma, Perugia, Ancona, Rimini, Urbino. Questi soggiorni saranno sempre intervallati da periodi più o meno lunghi trascorsi nella sua città natale ad attendere agli studi sulla prospettiva e la matematica, agli affari di famiglia, alla realizzazione delle sue grandi opere, alcune disperse nei vari musei (Polittico degli Agostiniani, Battesimo di Cristo, Natività, Ercole), altre gelosamente conservate nel Museo Civico di Sansepolcro: Resurrezione di Cristo, Madonna della Misericordia, San Ludovico, San Giuliano.
Nel 1452 subentrò a Bicci di Lorenzo (era deceduto) nella decorazione della Cappella Bacci in San Francesco ad Arezzo, realizzando la sua opera pittorica più complessa e grandiosa, il Ciclo della Leggenda della Vera Croce.


Negli anni della maturità Piero si dedica a De prospectiva pingendi, un trattato della prospettiva in pittura ricco di disegni, L’Abaco, una sorta di manuale di matematica e il Libellus de quinque corporibus regularibus, dedicato a Guidobaldo duca di Urbino e pubblicato da Luca Pacioli dopo la morte dell'artista come opera propria.  Muore, divenuto quasi cieco, a Sansepolcro il 12 ottobre 1492 e lo scrivano della Fraternita di San Bartolomeo, della quale Piero era stato più volte Priore, nel registrare l’evento rende al suo illustre concittadino l’ultimo sentito omaggio, annotando accanto al nome le parole “pictore famoso”. Nel testamento Piero indicò la volontà di essere seppellito nella Cappella di San Leonardo insieme ai membri della sua famiglia.
 

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